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In un momento storico dove, dopo le
avanguardie di rottura, le ricerche di maniera e i movimenti di
evoluzione, la gran parte della giovane ricerca artistica si muove su un
territorio ibrido, tra social, post-concettuale, new media, immagini
pseudo schic patinate e post communication, mi permetto di fermarmi a
“guardare la pittura” di questi tre artisti, intuita e creata tra la fine
degli anni cinquanta e sessanta. Tutti e tre gravitarono, in quegli
anni, attorno alla galleria di mio padre, il Salone dell’Annunciata; tutte
le opere provengono dalla collezione Carlo Grossetti e appartengono a
quell’esperienza. Per tutti gli anni cinquanta, non solo in Italia,
l’avvento dell’informale, affascinò e trovo adepti in moltissimi artisti,
molti di loro rivolsero poi la loro ricerca in diverse
direzioni. Manzoni e Fontana, Castellani, Nigro, per citarne alcuni,
trovarono negli studi informali le soluzioni e le chiavi, che raffreddate
o concettualizzate li posero poi in quella che è diventata la loro
identità. Per Aricò l’esperienza del realismo esistenziale (con
Romagnoni, Ceretti, Vaglieri, Scanavino) già presagisce una grande
differenza dall’informale puro. Nella metà degli anni sessanta Aricò
abbraccia una posizione più sintetica, dove l’ordine geometrico comincia a
dettare quella legge che accompagnerà l’artista per tutto il suo percorso
di ricerca. La libertà espressiva e la sensibilità pittorica lo portano
nel 1964 alla biennale di Venezia, dove ci fu fermento e discussione,
confrontando le sue opere con quelle del giovane Jasper Johns, poi
vincitore in quell’anno del premio della Biennale. Per Olivieri
l’esperienza informale fu subito influenzata dall’avvento dello
spazialismo di Tancredi, Fontana e altri, che scossero la Milano di quegli
anni. Olivieri, però, tiene lo sguardo sulla luce e ad una composizione
quasi classica (Tiepolo). Alla fine degli anni sessanta, anche Olivieri
arriva a una sintesi che lo porterà poi a una pittura di luce pura e spazi
atmosferici che oggi ne caratterizzano la sua formidabile ricerca e
autonomia. Vago più che un informale potrebbe essere paragonato a
Rothko e nei primi anni tra il cinquantasette e il sessantuno produce
opere di assoluto rigore e di grande poesia, campiture di colore, a
memoria di Malevic, sottintendono stratificazioni di luce come esperienze
spirituali. Negli anni sessanta poi, l’inserimento di accadimenti, piccole
linee/colore, come presenze nello spazio o unità, come personaggi della
vita caratterizzeranno per un ventennio la sua ricerca. Innumerevoli
le mostre italiane ed estere, in spazzi pubblici e privati, per questi tre
artisti corteggiati e supportati dalla critica non solo Italiana. Questi
tre pittori v’invitano a guardare la pittura per credere nella vita.
Bruno Grossetti
Orari: Dal martedì al venerdì
10.00/19.00; Lunedì 15.00/19.00

Grossetti Arte
Contemporanea Via di Porta Tenaglia 1/3 - 20121 Milano Tel
(+39) 02 29 06 21 28 Fax (+39) 02 29 01 47 67 galleria@grossettiart.it http://www.grossettiart.it/ |