
“È con grande emozione che vi presento la mostra personale dell’artista Mats Bergquist.
Dopo diversi anni di frequentazione e collaborazione l’artista ha studiato una mostra per e sugli spazi della mia galleria. Come dal titolo, “The Silent Prayer”, la galleria si trasforma in un luogo di meditazione, cripte e cappelle. Silenziose e rigorose nell’estetica, vibranti nella loro essenza, le opere spingono la sensibilità del visitatore a cercare di essere e partecipare a spazi di una purezza assoluta.”
Bruno Grossetti
Mats Bergquist (Stockholm, Svezia 1960) dopo gli studi alla scuola d’arte di Svezia ha frequentato l’Atélier 17 di S. W. Hayter a Parigi e si è laureato in Storia dell’Arte all’Università di Stoccolma.
Nelle sue opere applica la tecnica dell’encausto e la stessa metodologia estenuante con cui si realizzano le antiche icone russe, secondo una pratica intensamente ascetica che richiama modi di paesi lontani: quelli della sua prima giovinezza trascorsa in Russia, in Polonia ed in Cina, al seguito del padre diplomatico e scrittore e della madre pittrice. La sua poetica sensibilità e gli studi di Zen giapponese si innestano nel richiamo all’astrattismo ed al minimalismo di una certa temperie artistica del dopoguerra, soprattutto nordica ed americana, così che rarefacendo alle estreme conseguenze la rappresentazione visiva e prediligendol’impiego di colori primarirealizza non-immagini, icone contemporanee senza la necessità di figure, al punto da far scomparire la superficie che diviene monocroma, assenza di segno e colore, tavola vibratile e valente in funzione del suo significante e non più del significato iconografico iscritto in superficie. La fiducia nella spiritualità dell’opera è per lui essenziale, secondo la prassi del modernismo che da Malevich, Mies van der Rohe giunge agli astrattisti americani degli anni Cinquanta, ma il suo istinto remoto e medievale anela anche alla luminosità di Rothko, al rigore di Donald Judd, Barnett Newmann David Tremlett, ricerca le concavità di Lo Savio e i gesti dominatori dello spazio di Franz Kline e Twombly.
Hanno scritto per lui, tra gli altri, Carl-Johan Malmberg. Cecilia Casorati, Hans Ruin, Nina Weibull, Bruno Corà.
Tra le sue più recenti esposizioni, oltre a mostre in vari musei svedesi e alle numerose mostre di gruppo, sono state le personali alla galleria Grossetti di Milano nel 2010, alla Galleria Weinberger di Copenhagen nel 2010, a Konstruktiv Tendens a Stoccolma nel 2006, 2008 e 2009.
Bergquist trascorre parte dell’anno a Stoccolma, dividendosi anche tra Parigi e Marostica (Vicenza)
“This presentation of Mats Bergquist’s personal show comes to me with great emotion. Following some years frequenting and collaborating with each other, the artist has studied and prepared an exhibition to suit and transform the space of my gallery. Entitled “The Silent Prayer” the gallery turns into a place of meditation, crypts and chapels. Silent and rigorous in their aesthetics and vibrating in their essence the works push the visitors’ sensibility and desire to emulate with and to participate in spaces of absolute purity.”
Bruno Grossetti
Mats Bergquist (Stockholm, Sweden 1960) began his artistic formation at the Gerlesborgsskolan art school in Stockholm and frequented the Atèlier 17 of Stanley William Hayter in Paris before graduating in History of Art at Stockholm University.
For his work Bergquist employs the ancient technique of encaustic painting, a method which dates back to antiquity and which is particular to the religious wooden board paintings found in early Christian art such as the icons housed in Saint Catherine’s monastery, Mount Sinai. Works like ‘Bethlehem’ or ‘Iconostasi Saint Catherine’ recall this ascetic and laborious practice and evoke the customs of distant lands many of which Bergquist travelled with his diplomatic father and resided in throughout his youth (Russia, Poland and China). The artist’s innate poetic sensibility and his studies of Japanese Zen complement each other in a research that, recalling a distinct, notably North European and North American, post-war approach towards abstraction and minimalism, annihilates the image per se and contemplates on the aesthetic force of primary colors. Devoid of the figure, Bergquist’s works are modern-day, image-free icons that exemplify the power of color which dissolves into a seemingly monochrome, yet vibrating surface. Central to the artist’s approach is his utmost faith in the spirituality of a work of art; a conviction that links him to those ideals of modernism which were championed by Malevich and Mies van der Rohe and which saw their culmination in the work of American abstractionists of the fifties.
To this date Bergquist has had numerous solo and group shows all over Europe and his work has been documented extensively by critics like Carl-Johan Malmberg, Cecilia Casorati, Hans Ruin, Nina Weibull and Bruno Corà among others.
Orari:
Dal martedì al venerdì 10.00/19.00; Lunedì 15.00/19.00
Grossetti Arte Contemporanea
Via di Porta Tenaglia 1/3 - 20121 Milano
Tel (+39) 02 29 06 21 28
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